UN POETA CHE AMA LE BANCONOTE
Jean-Claud Trichet, il nuovo signore dell'Euro
di GUIDO CRAPANZANO



E questo mi fa rammentare che, nella tradizione della Cina Imperiale, i candidati alla carica di Mandarino dovevano superare anche un esame di poesia. L’amore per la poesia e per la conoscenza della tradizione si è perso con l’avvento del comunismo ma, dopo il nuovo corso impresso da Deng Xiao Ping, la formazione intellettuale è rientrata nell’ambito degli interessi degli uomini che gestiscono il potere nel nascente impero economico cinese. Un impero che, quindi, non è solo fondato sulle regole dell’impresa, ma anche sulla cultura.
La poesia favorisce forse la crescita del PIL? E c’è un legame tra la poesia e la banca? Tra cultura e finanza?
A giudicare da quel che sta avvenendo in questi ultimi tempi, la risposta parrebbe affermativa, specialmente quando si consideri il livello degli interessi intellettuali dei maggiori banchieri dei nostri giorni, da Hans Tietmeyer a Alan Greenspan, da Michel Camdessus a Pedro Solbes, da Enrico Cuccia a Antonio Fazio, questi ultimi due accomunati nella passione per lo studio delle opere di San Tommaso, di cui il nostro Governatore è diventato uno tra i maggiori esegeti.
Sempre nell’ambito degli interessi intellettuali, occorre sottolineare che quelli di Trichet non sono limitati alla poesia, ma si estendono dal teatro alle arti figurative e applicate, con particolare riferimento all’arte della banconota. Interesse comprensibile quando si consideri che, sin dalle sue origini, la Banque de France ha dedicato particolare attenzione alla qualità estetica delle proprie banconote, affidandone la creazione a artisti di altissimo livello, tanto che i biglietti francesi sono sempre stati considerati tra i più affascinanti del mondo.
Così, quando nel Duemila Trichet volle celebrare il duecentesimo anniversario della Banque de France, fondata nel gennaio del 1800 dal Primo Console Napoleone Bonaparte, fece allestire al Museo Carnavalet di Parigi un’esposizione dedicata a tutte le banconote emesse dall’Istituto da lui governato. Una mostra straordinaria, che ha indotto i maggiori critici d’arte di Francia a volgere la propria attenzione al mondo delle banconote, considerandole, dopo di allora, alla stregua dei “multipli d’arte”. Nella prefazione del catalogo della mostra Trichet scriveva: “La banconota è un simbolo immediato della Nazione, di cui riassume la storia, senza esclusioni, senza spirito di parte, è il testimone dei valori fondamentali dell’epoca a cui appartiene. Specchio della cultura, la banconota ha egualmente onorato i più diversi esponenti della storia, delle scienze e delle arti. “
Nella prefazione del recentissimo catalogo di Claude Favette, il più qualificato studioso delle banconote francesi, Jean-Claud Trichet manifesta esplicita ammirazione per le banconote della Banque de France, e afferma: “Le banconote francesi sono vere e proprie opere d’arte messe a disposizione del pubblico. Coloro che le pensano e le creano ne garantiscono la qualità e ne sono partecipi. E’ al loro talento, al loro costante impegno che noi dobbiamo questa collezione di opere eleganti e equilibrate, sensibili e appassionate. Sono questi paesaggi, monumenti, dipinti, questi uomini e donne celebri, questi personaggi storici, scrittori e artisti, che costituiscono, nelle stesso tempo, il Pantheon simbolico e il museo dei valori francesi.”

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