LE TENDENZE DEL MERCATO
La numismatica è un investimento?
di MICHELE STRAZIOTA



Qualche tempo fa mentre sfogliavo una rivista economica, mi ha colpito un articolo che stilava una classifica su come far fruttare i propri risparmi investendo in alcuni beni rifugio. Al primo posto svettava l'investimento in arte, al secondo posto quello di porcellane cinesi e al terzo! il collezionismo numismatico, mentre l'oro era relegato addirittura al sesto posto!
Anni addietro la numismatica ha vissuto momenti in cui le quotazioni stagnanti lasciavano gli addetti del settore e gli appassionati in un misto di scetticismo e di sfiducia. Quell'articolo ha così destato il mio interesse, tanto che mi sono posto l'interrogativo se fosse giusta per un collezionista che ricerca un proprio appagamento estetico-culturale, la pretesa di ottenere anche una soddisfazione speculativa, nel vedere la propria collezione divenire nel tempo un piccolo tesoro che acquisisca sempre più valore.
Personalmente trovo giustificata una aspettativa del genere, perché una collezione va considerata come un bene in cui sono racchiusi anni di studi, di confronti, di approfondimenti, di spese e quindi di notevoli sacrifici. Inoltre il collezionista è anche un lungimirante talent-scout che spesso colleziona pezzi inediti o poco conosciuti o beni che al momento non sono valorizzati appieno per svariati motivi quali la mancanza di approfondimento in merito, le valutazioni superficiali, ecc.
Un appassionato quindi spesso sfida le leggi di mercato spendendo somme consistenti anche per esemplari poco ricercati in un dato momento, come sono state negli anni passati le monete medioevali, le monete del Regno di Napoli e la cartamoneta italiana. In pratica l'amore che il numismatico riversa nella propria collezione alla fine produce una gratificazione, un premio che compensa tutto l'impegno dinamico, mentale e finanziario sostenuto per anni.
Quindi la risposta se sia o meno lecito considerare una collezione anche una forma di investimento, è senz'altro affermativa e come ho potuto affermare anche nel mio intervento alla trasmissione televisiva Unomattina, il 17 giugno scorso, l'investimento è una parte connaturata in qualche maniera nel campo della numismatica e pare che questi ultimi tempi i collezionisti e gli amatori più intelligenti siano stati premiati proprio su questo aspetto. Infatti l'avvento dell'euro è stato in questo lungo periodo di pace sociale un evento epocale tale da sconvolgere gli avvenimenti dell'Europa e del mondo intero. In passato, eventi come il crollo di una dinastia, lo scoppio di una guerra, o come il passaggio dal Regno alla Repubblica nel nostro Paese, lasciavano una forte traccia nella storia e nell'economia e conseguentemente nella numismatica. In una Europa dove da oltre mezzo secolo (fortunatamente) non accadono sconvolgimenti del genere, solo questa rivoluzione monetaria poteva dare nuovi stimoli, nuovi corsi e nostalgici amori nel campo della numismatica, apportando una serie di cambiamenti che hanno stimolato nuovamente la ricerca e la passione per le cose passate e in qualche modo perdute.
Da poco più di un anno difatti, stiamo assistendo ad incredibili rialzi delle quotazioni riguardanti il settore della cartamoneta (non solo italiana) delle monete della Repubblica e del Regno e non ultima, la neonata passione per l'euro.
Molti si chiedono fino a quanto queste quotazioni possano salire. Io ritengo che quello che è avvenuto fino ad ora sia già un risultato di tutto rispetto. Ad esempio tutte le quotazioni della cartamoneta italiana sono raddoppiate e alcuni pezzi hanno visto rialzi ancor più consistenti. Tra le "blue-chips" in vetta a questa classifica, troviamo le 20.000 Tiziano che hanno raggiunto, in FDS, un valore di oltre trenta volte superiore al nominale e le introvabili 50.000 Bernini I tipo serie XE, la più quotata di tutte le serie sostitutive, che vale circa cento volte il suo valore facciale.
Nell'ambito delle monete, le serie in euro di San Marino e del Vaticano hanno raggiunto immediatamente quotazioni impensabili, fino a venti o trenta volte il prezzo di emissione, non trascurando neanche le serie Repubblica 1946-1947 e le monete del Regno di Vittorio Emanuele III che si sono ancora una volta affermate con quotazioni ragguardevoli e solide.
Ricordo con soddisfazione quando tempo addietro confidando a qualche collega che l'avvento dell'euro avrebbe certamente causato una vera e propria escalation nelle quotazioni, oppure addirittura quando fin dal '91 affermavo che la banconota di Tiziano, all'epoca trattata quasi al facciale, avrebbe avuto un grosso incremento nel corso degli anni, qualcuno mostrava scetticismo o sorrideva dubbioso.
L'articolo che poneva l'investimento numismatico ai primi posti della classifica non era quindi un'assurdità; certamente si tratta un investimento atipico, con forti rischi, che segue andamenti impensabili ma che può dare gratificazioni tali da superare notevolmente le misere percentuali di altri beni rifugio, inclusi quelli più tradizionali come immobili e titoli. Non è però un investimento per tutti. In questo campo più di altri, sono necessari oltre ai "capitali", la passione, l'intuito, l'intelligenza e l'amore per questi piccoli oggetti che tanto ostinatamente noi numismatici continuiamo a ricercare, aiutando a conservare e a trasmettere arte, estetica e storia - quindi cultura - di cui in un mondo così arido di valori, c'è sempre più bisogno.


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