BANCONOTE
"Quei biglietti così belli da ingannare un esperto..."
Intervista a MICHELE STRAZIOTA



di CLAUDIO GIACCHETTI

Chi colleziona banconote d'epoca corre il rischio di acquistare dei falsi pagandoli al prezzo di una rarità. Ma cosa si può fare per distinguere con sicurezza una vecchia banconota del Regno o un raro Titolo Provvisorio da una contraffazione "d'epoca"? Lo abbiamo chiesto a un vero esperto, Michele Straziota, grande collezionista e profondo conoscitore di cartamoneta, nonché perito numismatico a Bari, che da anni studia questo fenomeno.

Oltre ad essere un numismatico lei è un esperto d'arte. Come è arrivato ad interessarsi alla cartamoneta?
Il fatto di essere un esperto di arte mi ha aiutato ad avere l'occhio incline ad apprezzare la bellezza della cartamoneta che è stata uno dei miei primi amori scoperto frequentando i convegni fin dalla fine degli anni '80. Grafica, disegno e colori sono la mia specialità, e le banconote possono essere, nel loro genere pregevoli opere artistiche. La tradizione italiana in questo campo si tramanda da Capranesi e Barbetti fino agli ultimi disegnatori moderni, che sono molto quotati anche all'estero.

Dal punto di vista collezionistico il fenomeno della falsificazione quanto è rilevante?
Certamente sono state falsificate in passato molto più le monete che le banconote, in quanto il procedimento per riprodurre una moneta non necessitava di particolari abilità, ma solo l'uso di una qualche attrezzatura. Le buone falsificazioni di banconote d'epoca sono abbastanza difficili da reperire cosicché anche queste hanno oggi un loro mercato. Ci sono i famosi falsi del Ciulla, un incisore che si specializzò nella riproduzione del biglietto da 50 lire "buoi", che sono talmente belli da avvicinarsi alle quotazioni di quelli autentici.

Esiste, secondo lei, la contraffazione attuale di banconote d'epoca da immettere nel mercato dei collezionisti?
A me non risulta, credo comunque sia piuttosto difficile riprodurre oggi una banconota antica, sia per la carta particolare che per rifare le lastre di incisione. Sono procedimenti molto complessi e costosi e non sarebbe quindi conveniente per un falsario stampare solo pochi esemplari di una banconota rara. Quelli in circolazione sono falsi d'epoca, molto interessanti da studiare per capire come allora venivano realizzati.

Quali sono le banconote maggiormente falsificate?
Ho esaminato tempo fa la collezione di falsi della Guardia di Finanza a Genova, da cui risulta che è senz'altro il biglietto di stato da 10 lire tipo Umberto I, durante il regno di Vittorio Emanuele III ad avere questo non invidiabile primato. Era molto facile da riprodurre, essendo prevalentemente di un unico colore e aveva anche una filigrana piuttosto semplice. Bisogna ricordare che nei primi anni del secolo scorso le banconote di grosso taglio, come ad esempio le mille lire "matrice", rappresentavano un valore astronomico (circa 3.500/4.000 euro di oggi), e ne circolavano relativamente poche, per cui i falsi oggi sono anch'essi abbastanza rari.

Qual è stato il falso più difficile da scoprire?
Un particolare falso che voglio menzionare in quanto molto interessante, mi è capitato alcuni anni fa nel rilevare una intera collezione. Era un 50 lire "Barbetti" con matrice, a prima vista autentico in quanto la parte grafica era quasi perfetta, ma guardando la filigrana (testa di Nettuno) in controluce, mi sono accorto che era come annebbiata, mancava cioè della definizione dei particolari più minuti. Esaminandola attentamente, essa risultava riprodotta con la stampa di diverse tonalità di bianco e non con la variazione dello spessore della carta com'è invece quella autentica. Un altro particolare che mi ha insospettito è stata la carta, che nelle banconote autentiche presenta una patina lucida sul fronte e una più opaca sul retro, mente in quel caso aveva la stessa lucidità in entrambe le facciate. Confrontandola infine con un altro esemplare in mio possesso, ho rilevato anche una differente colorazione dei numeri di serie (grigio anziché nero intenso) ed alcune imperfezioni nella riproduzione del contrassegno di stato (Testina). Era un falso molto ben fatto e solo dopo un esame approfondito si poteva riconoscerlo come tale, tant'è che l'ho portato ad un convegno dove alcuni miei colleghi, anche di grande fama, hanno avuto grossi problemi nell'accertarne la falsità. Bisogna però dire che spesso queste manifestazioni si svolgono in locali dove la luce è completamente inadatta ad esami di questo genere, si dovrebbero usare luci tipo spot di forte intensità o la piena luce solare, lenti di ingrandimento e, quando possibile, il confronto con un esemplare sicuramente autentico. E' comunque la visione d'insieme che fa nascere il primo sospetto, ci vuole per questo molta esperienza.

Le è capitato qualche episodio curioso?
Sì, tempo fa mi è capitato di riconoscere una 1.000 lire "Barbetti" falsa su un banco di un collega ad un convegno, che invece l'aveva acquistato per buono. Chiaramente non l'ha presa molto bene! L'ho notato mentre stava girando le pagine dell'album che lo conteneva, mi ha insospettito l'aspetto troppo appariscente dal punto di vista cromatico. I colori in special modo invece di tendere al marrone erano di una vivacità sospetta, il rosso era molto carico con una tonalità tendente all'arancione. Esaminando la banconota ho notato anche la filigrana ben riprodotta, ma a stampa con il colore bianco sull'ovale. Nel numero di serie, che era un po' disallineato, le due V che formavano la W erano accavallate in maniera non simmetrica. Questa è la più classica e comune falsificazione in cui possiamo imbatterci come collezionisti e commercianti. Ci sono altri elementi importanti da verificare per poter riconoscere un falso?
Un collezionista non deve essere solamente un raccoglitore, ma deve studiare tutti gli elementi, compreso il periodo storico e la documentazione, riguardanti l'oggetto del proprio interesse. Nell'esaminare una banconota ci si può aiutare anche con un catalogo per verificare la coerenza tra la serie e il decreto o le firme, perché a volte i falsari hanno inserito cifre o lettere in maniera casuale e anche in tempi recenti si sono trovate banconote da 100.000 tipo Caravaggio false con fantasiose serie BP o simili, mentre come si sa i decreti sono arrivati solo alla lettera E. Un caso simile è capitato anche in un asta dove era stato proposto un rarissimo 25 lire Del 1902 con numero di serie 160, mentre si sa che di quel biglietto ne vennero stampate solamente 30 serie. Non è rilevante invece, almeno per le banconote del Regno, il controllo delle dimensioni, in quanto essendo allora la produzione suddivisa in diversi stabilimenti, con macchinari meccanici e a volte in periodi bellici, si è constatato che le misure di banconote autentiche possono differire da quelle previste e che paradossalmente quelle false sono le più precise!

Negli acquisti su internet, quali cautele si dovrebbero adottare?
In questi casi viene meno la possibilità di esaminare direttamente l'esemplare che si intende acquistare, sarebbe perciò opportuno chiedere al venditore una buona scansione, il più possibile dettagliata, della banconota e studiarla poi attentamente verificando la correttezza della numerazione e dei decreti. E' anche importante acquistare sempre da venditori esperti e conosciuti per la loro affidabilità, richiedendo comunque la possibilità di restituire la banconota dopo l'esame diretto.

C'è un mercato per questi falsi d'epoca?
Si possono collezionare buone riproduzioni spendendo cifre abbastanza contenute, il costo di banconote del genere si aggira mediamente intorno ai 40/50 euro. In alcuni casi esse meriterebbero maggiori valutazioni, vista la vera e propria abilità artigianale con cui sono state riprodotte le lastre d'incisione a mano con il bulino, con le stesse tecniche con cui grandi maestri, quali ad esempio Giorgio Morandi hanno creato opere grafiche di grande valore. Sono comunque esemplari di difficile reperibilità e di un certo interesse storico e sociale, e l'attenzione di un maggior numero di appassionati sarebbe auspicabile.

Quindi l'interesse per le falsificazioni di cartamoneta antica può essere visto anche in modo positivo?
Senz'altro, purché i falsi vengano sempre dichiarati come tali e non si cerchi di "spacciarli" per banconote autentiche. Dopotutto anche i falsari, a loro modo, potevano essere considerati, se non artisti, almeno degli ottimi artigiani nel campo dell'incisione e della grafica.

Michele Straziota vive a Casamassima, in provincia di Bari e lo si può contattare all'indirizzo: strass52@libero.it.

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