Dieci anni dopo l'introduzione dell'euro un retroscena inedito di SEBASTIANO MESSINA
Potevano avere una firma italiana, uno stile italiano e un fascino italiano, quegli euro di carta che incassiamo e spendiamo ormai da sette anni, e che non hanno mai entusiasmato nessuno per il loro disegno algido, spento e un po´ piatto. Potevano: se non fosse stato per un improvvido eccesso di amore paterno dell´artista italiano che li aveva disegnati.
È un retroscena inedito, quello che affiora solo oggi, dieci anni dopo l´adozione dell´euro come moneta unica europea, il primo gennaio 1999. Una storia che va raccontata dall´inizio, ovvero dal giorno in cui - all´inizio del 1995 - l´Istituto Monetario Europeo, presieduto dal barone francese Alexandre Lamfalussy, incaricò un comitato di esperti di scegliere i temi da rappresentare sulle sette banconote da mettere in circolazione, da 5 a 500 euro. La ricostruisce benissimo Alessandro Scafi nel suo «Eurodesign» (Bruno Mondadori Editore), un libro che ripercorre con grande precisione le tappe di quel laborioso percorso. Gli esperti avevano davanti un compito non facile. «Nessuno - ricorda Scafi - doveva sentirsi escluso o discriminato. Chi doveva sorridere su una banconota? Un uomo o una donna? Un giovane o un vecchio? Un militare o un pacifista? Un politico tedesco o un filosofo francese? Un pittore italiano o uno scrittore spagnolo? Napoleone o Nelson? Cavour o Metternich?».
Dopo decine di esclusioni, la selezione aveva lasciato sul tavolo del comitato pochissimi nomi sui quali si sarebbe potuta trovare l´unanimità, almeno nelle speranze del comitato. Guido Crapanzano, l´esperto nominato dalla Banca d´Italia come rappresentante nazionale nella giuria incaricata di scegliere le banconote più belle, ricorda che solo tre nomi erano sopravvissuti alle bocciature incrociate: «I nomi erano quelli di Mozart, di Leonardo e di Shakespeare. Sembravano inattaccabili. Eppure anche a loro qualcuno riuscì a trovare una pecca. Mozart, dissero, era un massone. Shakespeare aveva scritto "Il mercante di Venezia", e dunque era tacciabile di antisemitismo. Quanto a Leonardo, ci fu chi sussurrò: ma come, proprio un gay dobbiamo scegliere?».
Abbandonata definitivamente l´idea di stampare ritratti di grandi personaggi storici sulle nuove banconote europee (così come hanno sempre fatto gli americani con i loro dollari, ma anche noi italiani, dalle 2 lire del 1866 con l´effigie di Cavour alle 500 mila lire del 1997 con l´autoritratto di Raffaello) l´italiano Roberto Mori, direttore centrale per la fabbricazione monetaria di Bankitalia, suggerì a Duisenberg di puntare sugli elementi architettonici mitteleuropei. L´idea piacque, e il comitato decise che sugli euro sarebbero stati raffigurati due temi: il primo era «Epoche e stili d´Europa», il secondo «Moderno e astratto». Fu dunque bandito un concorso internazionale, al quale parteciparono 29 artisti di tutta Europa.
Una serie conquistò subito alla giuria, quella dell´italiano Giovanni Pino. Il disegno era accattivante, e la scelta di teste di statue antiche o di ritratti d´epoca sembrava azzeccata. Bei volti, ma non riconoscibili e dunque non contestabili: europei. Il giurato portoghese, Henrique Cayatte, aveva quasi convinto tutti. Finché si arrivò alla banconota da 500 euro, sulla quale era raffigurato il volto di un bambino. «L´idea era felice - ricorda Crapanzano - la scelta del volto purtroppo non altrettanto. Ma non sembra neanche un bambino europeo, obiettò perfidamente qualcuno. Insomma, per colpa di quel ritratto la serie italiana alla fine fu messa da parte. E vinse, come si sa, quella dell´austriaco Kalina».
Ma perché un esperto disegnatore come Pino, già autore negli anni Settanta dei biglietti da 5.000 e da 10.000 lire, aveva commesso quell´errore fatale? La risposta, rimasta a lungo un mistero, è rivelata oggi da Crapanzano: «Quel bambino era il figlio di Pino. Evidentemente lui voleva fargli un bellissimo regalo, mostrargli il suo ritratto sulla banconota più preziosa di tutto il continente». Forse l´artista italiano aveva in mente l´esempio di Pietro Giampaoli, l´incisore della Zecca che nel 1957 riuscì a far coniare, sul rovescio delle 500 lire d´argento con le tre caravelle, un ritratto rinascimentale che era in realtà il profilo di Letizia Savonitto: sua moglie. Ma a Pino il bis non riuscì. Anzi, fu proprio l´amore per il figlio a fargli sfuggire, d´un soffio, la vittoria nella gara più importante della sua carriera. Consegnando ai nostri portafogli le fredde banconote di un austriaco senza fantasia.
(da "la Repubblica" del 13 gennaio 2009)
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