I SEGRETI DEL COLLEZIONISTA
Gli "errori" dell'euro (veri e taroccati)
di CLAUDIO GIACCHETTI



L’euro non offre certo ai collezionisti grandi opportunità: le banconote sono ancora troppo recenti, stampate in milioni di esemplari tutte inesorabilmente uguali e, diciamolo, anche un po’ bruttine rispetto alle pregevoli opere grafiche a cui la lira ci ha abituati e appassionati.
Non esistono serie sostitutive, l’unica differenza, la lettera di identificazione degli Istituti di emissione nazionali, una sola letterina che precede il numero, è troppo poco e poi, qual è più rara, la L o la V? Per una sorta di legge del contrappasso, la X (della Germania) sembra essere la più diffusa!
E la numerazione per di più, così lunga, ben undici cifre! è quasi impossibile scovare una sequenza che renda un singolo biglietto particolare rispetto ad altri, numeri poker o radar neanche a parlarne, mosche bianche, aghi nel pagliaio.
Rimane qualche residua speranza per i collezionisti di varietà ed errori, che sembrano proliferare nonostante i controlli siano computerizzati durante tutte le fasi della produzione.
Ma saranno tutti questi errori veramente fortuiti, o c’è sotto lo zampino del furbetto di turno?
Per capirci un po’ di più vediamo di comprendere il meccanismo che porta all’emissione di una banconota diversa da tutte le sue sorelle. Come in ogni attività produttiva, la stampa dei biglietti di banca, per quanto peculiare e delicata, può incorrere in inceppamenti o rotture delle supertecnologiche e costosissime apparecchiature tipografiche.
Nei pochi secondi che intercorrono tra il verificarsi dell’evento ed il blocco della produzione, possono venire stampati erroneamente o tagliati male un ristretto numero di pezzi. Nel successivo controllo, questi esemplari sbagliati vengono rimossi dal ciclo di produzione e distrutti in modo automatico. E quindi facile capire come solo un doppio errore concomitante in fase di produzione e di controllo possa portare all’emissione di una varietà.
Proprio per questo una banconota “sbagliata” è così rara e ricercata ed è affascinante soprattutto per la imponderabilità e casualità che rappresenta.
Possiamo tentare di ipotizzare la frequenza dell’accadimento di questa (per noi favorevole) congiuntura?
La lunga storia della stamperia della Banca d’Italia, ha attraversato fasi a volte tormentate come lo spostamento di sede e macchinari da Roma a L’Aquila negli anni della guerra.
Fermo restando il giudizio estremamente positivo riconosciutole a livello mondiale, in passato molte sono state le tipologie di errori scappate ai controlli, alcune veramente uniche o quasi, come i pochi casi di filigrana rovesciata, altre abbastanza comuni quali la mancanza del Campidoglio nel verso delle 10.000 tipo Michelangelo.
Bisogna tener conto che i macchinari erano meno sofisticati di quelli attuali e che i controlli venivano effettuati manualmente da un gruppo di signore che visionavano uno ad uno i fogli stampati prima del taglio, quindi l’accuratezza delle verifiche era soggetta al grado di attenzione umanamente ottenibile.
Oggi, con l’euro sono ancora possibili certi errori? Sembrerebbe di sì, nonostante i macchinari avanzati e i controlli affidati a imperturbabili computer notoriamente poco inclini alle distrazioni li rendano sempre più improbabili e che non tutti, come vedremo, sono figli del caso.
La prima notizia accertata di emissione di euro varietà risale ai primi giorni di emissione nel 2002, quando la zecca finlandese ammise che erano sfuggiti ai controlli alcuni pezzi da 500 senza l’ologramma. Probabilmente il numero di queste banconote si aggirava nell’ordine di qualche decina, e dovrebbero già essere state quasi tutte accaparrate dai collezionisti. Su Ebay uno di questi esemplari è stato venduto a quasi 2000 dollari.
Alcune “farfalle”, banconote tagliate e piegate male, sono state presentate in qualche convegno, ma i fortunati possessori pare abbiano in mano delle autentiche rarità.
Un pochino più comuni sembrano essere i bilgietti di grosso taglio (dal 50 euro in su) con il patch spostato o tagliato.
A parte questo, si nota da qualche tempo il proliferare di due tipologie di presunte varietà che per la loro sovrabbondanza dovrebbe far nascere più di qualche sospetto.
La prima tipologia ad apparire in ordine di tempo è stata quella delle banconote di piccolo taglio (5, 10 e 20 euro) senza la banda olografica.
Questa “varietà” (da ora verranno usate le virgolette, parlando di bufale!) veniva ottenuta immergendo le banconote in varie soluzioni di solventi o anche con l’elettrolisi, riuscendo così a staccare completamente, distruggendola, la banda.
L’artificio era però facilmente rilevabile da un particolare che smascherava inesorabilmente l’intervento successivo all’emissione: in basso a destra, infatti, la piccola scritta “EURO/EYPO” interseca e sovrascrive la banda metallica, che viene inserita nella carta durante la fase di produzione, prima della stampa. Quindi, la mancanza all’origine della banda olografica non può causare l’interruzione della scritta, cosa che avviene invece se la parte metallica viene staccata successivamente. Una volta diffusasi la conoscenza di ciò, la “scoperta” di queste banconote è andata via via scemando fino a scomparire del tutto, ulteriore prova, se ce ne fosse ancora bisogno, della fraudolenza che aveva buon gioco sull’ignoranza degli acquirenti.
Un’altra “varietà” tuttora in auge specialmente tra le compravendite via Internet, è la cosiddetta “banconota con doppia numerazione”. Si vedono spesso annunci roboanti quali “ECCEZIONALE VARIETA’!” oppure “RARISSIMO ERRORE!” riguardanti banconote tagliate in modo così platealmente decentrato da mostrare nella parte inferiore la numerazione di quella della fila sottostante nel foglio. Accidenti, si direbbe a prima vista, un vero colpo di fortuna!se non fosse che tutte hanno la lettera X nella numerazione, che tutte vengono offerte dai soliti (fortunatissimi!) utenti e che spesso queste “eccezionali rarità” vengono presentate a gruppi e a prezzi da saldo, quasi come una qualsiasi Montessori neanche fior di stampa! L’arcano è presto svelato: in Germania (lettera X, appunto) fino a qualche tempo fa, la zecca metteva in vendita i fogli interi di banconote, in pratica come da noi si vendono i francobolli, così chiunque, una volta acquistato un foglio può facilmente produrre alcune decine di “errori” fatti in casa.
E’ sconfortante vedere come, nonostante l’evidente ovvietà della cosa, ancora oggi alcuni collezionisti inesperti comprino a 60/70 euro queste banconote così artefatte. Con questi presupposti, cosa ci aspetta nel futuro? Già qualcuno avrà trovato il sistema di trasferire parte dell’inchiostro da una banconota all’altra creando simpatiche sovrastampe?
Ancora non si sono viste in giro le “varianti di colore” o i “numeri verdi”, come mai? Nonostante gli autori di un noto catalogo, allo scopo di mettere in guardia il pubblico abbiano addirittura pubblicato la ricetta per creare queste variazioni, qualcuno presto scoprirà come ottenere un 10 euro “azzurrino”?


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