VERIFICHIAMO I "VERIFICATO"
Occhio ai falsi del Montenegro!
di LUCA QUADARELLA



In seguito all’ultima recentissima e massiccia ondata di false banconote di occupazione italiana del Montenegro che ha invaso le aste on-line, trovo opportuno mettere a disposizione di tutti gli amici di Banconote.it i risultati di un mio approfondimento in materia, con la speranza che il gran numero di biglietti contraffatti non pregiudichi la possibilità di poter collezionare con soddisfazione queste affascinanti banconote.
Per cominciare diciamo che tutte le contraffazioni in circolazione riguardano solo il timbro “VERIFICATO” in quanto le banconote di origine senza timbro sono molto comuni e facilmente reperibili sul mercato. Attualmente la provenienza dei biglietti contraffatti (di qualità più raffinata rispetto a quelli rinvenuti in passato) è dai paesi della ex Yugoslavia, ma l’acquisto di ingenti quantità da parte di operatori statunitensi ed europei sta “globalizzando” il problema.
Al fine di analizzare le caratteristiche del timbro “VERIFICATO” e di provare ad evitare l’acquisto di un falso, questa volta partiamo concettualmente dalla parte opposta, ovvero proviamo a capire a quali difficoltà deve sopperire il nostro falsificatore per creare un buon timbro contraffatto e capire se poi è davvero impresa così semplice oppure no.
Il timbro originale, raffigurante l’immagine dell’Italia con scudo e pugnale, era di tipo metallico, ad altissima definizione, dunque risulterebbe molto difficile e costoso crearne uno simile in tempi moderni. Occorre accontentarsi di un buon timbro in gomma che però difficilmente è in grado di riproporre la definizione di quello metallico originale soprattutto per:
- le pieghette del tessuto del mantello che devono essere sempre visibili e ben definite
- la corona che deve essere ben visibile ed il viso non deformato
- lo scudo: difficilissimo da riprodurre, si tratta di un piccolo capolavoro nell’incisione dell’epoca, perché deve risultare in rilievo dal resto del mantello che lo circonda e la croce stampata ben visibile.
- dimensioni e caratteri: da riprodurre fedelmente (anche la “C” che quasi va a sfiorare la “A” di VERIFICATO)
- il “doppio tondo” che delimita il timbro deve essere sottile, ravvicinato, non grossolano e ben definito.
Nonostante la fattura delle ultimissime contraffazioni sia notevolmente più raffinata rispetto a quelle prodotte in passato, le uniche caratteristiche realmente ben riprodotte tra quelle sopra elencate sono la tipologia dei caratteri, le dimensioni e le proporzioni della figura che senza un’analisi accurata (o sicuramente visualizzando una immagine da internet) possono far sembrare autentico il timbro. Il mantello però resta un punto critico, non si notano le micro-righe orizzontali che anche in un timbro apposto frettolosamente, almeno in una piccola zona devono apparire in modo nitido e ben distinguibile (non fatevi ingannare dai tagli da 100 e 500 che hanno la carta rigata orizzontalmente); lo scudo è quasi assente o si intravede solo la croce sbiadita; la corona non risulta ben definita.
Tutto qui? Non vi ho ancora convinto? Allora tocchiamo il punto più dolente che il nostro falsificatore proprio non riesce a riprodurre bene: l’inchiostro. Già, perché l’inchiostro visto che in commercio si trovano inchiostri neri di ottima qualità? Perché sfortunatamente (per lui) all’origine fu usato uno speciale inchiostro tipografico “grasso” di colore nero lucido. Grasso significa un po’ più denso e visto alla lente risulta non troppo omogeneo e lucido, ovviamente su una banconota di buona conservazione.
Ma c’è un’altra nota dolente (sempre per lui), ovvero che l’inchiostro originale è del tutto indelebile! Fate questa prova, un po’ empirica, ma eccellente (anche se difficilmente la potrete effettuare davanti agli occhi del venditore!): provate a strofinare delicatamente un “cotton fioc” inumidito con acqua su un timbro originale, quasi non lascia alcuna traccia o al massimo una leggerissima ombra, provate adesso a farlo su un timbro contraffatto, vi ritroverete il fatidico bastoncino ben annerito. Io ho addirittura provato a bagnare il bastoncino con una soluzione al 50% acqua e 50% candeggina, il risultato? Di nuovo il timbro originale nessun segno di cedimento (incredibile!), il timbro fasullo invece, dove toccato, il colore da nero è diventato immediatamente rossiccio o verdino a seconda del tipo di inchiostro!
C’è un ultimo dato di fatto da considerare, i timbri all’epoca sono stati apposti su banconote già circolate, è quasi impossibile trovare banconote buone in fds di qualsiasi taglio, difficilissimo trovarle spl o un buon bb, quasi introvabile il taglio da 500 anche in MB! Siete autorizzati a produrre una sonora risata all’incauto (sovente ignaro) venditore qualora vi dovesse propone addirittura la serie completa in alto livello di conservazione!


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